Manda un messaggio di posta
 
L'Open Championship è, in ordine cronologico, il terzo torneo del grande slam e si gioca tradizionalmente la terza settimana di luglio. E' il torneo più antico, non solo tra i quattro Majors, ma in assoluto, essendo stata giocata nel 2001 la 130° edizione. Dei quattro tornei del Grande Slam, il British Open è l'unico che viene giocato su suolo europeo. Per tradizione, ad ospitare l'Open sono i classici campi inglesi e scozzesi detti "links", campi disegnati dalla naturale conformazione del terreno, situati lungo la costa, battuti continuamente da un forte vento, per lo più privi di alberi, caratterizzati da rough altissimi, numerosi bunker piccoli e profondissimi. Sono i campi dell'Old Course di St. Andrews, Prestwick, Muirfield, Royal St. George's, Carnoustie, Royal Lytham & St. Annes, Royal Troon, Royal Birkdale, solo per citare i più famosi. La fama e la tradizione del British Open sono tali che spesso ci si riferisce ad esso semplicemente come "all'Open", senza timore di equivoci. Il primato dell'Open è stato messo in crisi tra gli anni '20 e gli anni '40, quando i giocatori americani, che dominavano il golf mondiale, non erano disposti ad affrontare il lungo viaggio per disputare il British Open, compromettendo così la qualità del campo dei partecipanti. L'aumento del montepremi, e la modernizzazione dei trasporti transoceanici hanno però salvato l'Open dal declino ed oggi il British Open è forse il torneo più prestigioso al mondo. L'idea dell'istituzione di un torneo con cadenza annuale da giocarsi ogni anno su un campo differente risale al 1856, quando l'organizzazione del torneo stesso fu proposta al Golf Club di Prestwick. Fu lo stesso Golf Club di Prestwick ad organizzare la prima edizione dell'Open nel 1860. La data di nascita del torneo viene però fatta risalire, per convenzione, al 1872, quando la Claret Jug (la coppa che viene offerta al vincitore del British Open) fu messa in palio per la prima volta, ed i circoli di Saint Andrews, Prestwick e Musselburgh adottarono un regolamento comune per lo svolgimento dell'Open. E' stato al British Open che il golf italiano ha vissuto il suo momento di maggior gloria, con il secondo posto di Costantino Rocca nel 1995 a Saint Andrews. Rocca fu protagonista di un emozionante finale, nel corso del quale, dopo aver flappato come un principiante l'approccio decisivo, imbucò un putt in pendenza da fuori green dalla distanza di 18 metri che gli valse il primato a pari merito con John Daly, che lo sconfisse poi nettamente nel play off. Fu questo l'acuto di una carriera che ha spesso visto Rocca ben figurare all'Open. Oltre al secondo posto del 1995, Rocca può infatti vantare un nono posto, ottenuto nel 1998 ed un 18° posto ottenuto nel 1999 dove rimediò ad un disastroso 81 iniziale con un 69 nel secondo giro, che fu il secondo miglior score della giornata. Il nono posto del 1998 fu dovuto anche ad un 70 segnato nel secondo giro, miglior score di una giornata caratterizzata da un vento terribile, nel quale Rocca riuscì a destreggiarsi meglio di chiunque altro.
La storia dell'Open è ovviamente costellata di colpi memorabili e colpi disastrosi, momenti drammatici ed exploit storici. Oltre all'ultima buca di Rocca a St. Andrews nel 1995, si può ricordare il dramma di Jean Van de Velde. Lo sconosciuto giocatore francese era in testa di tre colpi quando si presentò sul tee della 18 di Carnoustie durante l'Open del 1999. Sarebbe stato sufficiente un doppio bogey per ottenere una clamorosa vittoria e diventare il secondo giocatore francese della storia a vincere un British Open. Van de Velde invece spedì la palla in acqua. Si tolse le scarpe intenzionato a giocare dall'acqua, infine droppò e concluse con un 7 per andare al play off vinto da Paul Lawrie. Questo drammatico finale ha suscitato grande scalpore ed attirato una grande popolarità sul giocatore francese. Per la cronaca Van de Velde tornò l'inverno successivo sul luogo del misfatto per girare una pubblicità per il putt Never Compromise e giocando la buca solo con il putt ottenne un 6 al terzo tentativo, punteggio che gli sarebbe valso la vittoria.
Proprio nel 1999, il campo di Carnoustie era stato reso così difficile che Sergio Garcia, campione emergente su cui erano puntati gli occhi di tutti gli appassionati, segnò un disastroso 89 di esordio. Molti giocatori hanno abbandonato i sogni di gloria nei bunker dei campi scozzesi, bunker piccoli ed infernali, dalla sponda altissima, piazzati in tutti i punti strategici, che spesso richiedono più di un colpo per riportare la palla in campo, magari anche all'indietro. L'ultima vittima in ordine di tempo di questi terribili bunker è stato David Duval, che nel 2000, a Saint Andrews, dopo aver ridotto a tre colpi il suo svantaggio nei confronti di Tiger Woods nel giro finale, segnò un 8 alla 17, impiegando quattro colpi per uscire dal bunker a lato del green, dietro al quale era stata piazzata la bandiera. La strategia di gioco adottata da Nick Faldo per vincere l'Open del 1990 fu proprio quella di evitare accuratamente i bunker, strategia adottata anche da Tiger Woods nell'Open 2000, sempre a St. Andrews, che consentì al campione americano di diventare il quinto (e più giovane) giocatore nella storia ad aggiudicarsi tutti e quattro i tornei del Grande Slam in carriera. Tra i colpi memorabili si possono ricordare la buca in uno segnata da Gene Sarazen all'età di 71 anni alla buca 8 del Royal Troon, nota come "Postage stamp" (il francobollo) per le dimensioni minime del green ed il colpo alla bandiera giocato da Severiano Ballesteros dal parcheggio del Royal Lytham durante l'Open del 1979, alla buca 16, che gli consentì di segnare il birdie della vittoria.
Clicca qui per vedere delle immagini del British Open.

Il momento di gloria di Costantino Rocca a St. Andrews nel 1995


Il dramma di Jean Van de Velde, da Il mondo del golf, settembre 1999

Vedi anche:
Sito ufficiale dell'Open Championship
La storia dell'Open Championship su Golfitaly.com
The Open Golf Championship su Golfeurope.com
The history of golf su Scottishgolf.com