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Lo US Open è,
in ordine cronologico, il secondo torneo del Grande Slam che viene
giocato ogni anno. La prima edizione fu giocata nel 1895. Lo US
Open si gioca normalmente la seconda settimana di giugno, ogni anno
su un campo diverso. Diversamente dal Masters, che è un torneo
ad inviti, la partecipazione alle qualificazioni dell'Open è
aperta ("open", per l'appunto) a tutti i giocatori che
abbiano almeno 1.4 di handicap.
L'Open degli Stati Uniti è organizzato dalla USGA, la federazione
dilettantistica americana. Questa, partendo dall'assunto non necessariamente
condivisibile che un campo pressoché ingiocabile premia necessariamente
il giocatore migliore (o forse per appagare lo spirito di rivalsa
dei dilettanti di tutto il mondo nei confronti degli invidiatissimi
professionisti), prepara ogni anno il campo di gioco in modo da
renderlo il più difficile possibile, ai limiti del regolamento.
I fairway sono sempre strettissimi, poco più di 23 metri,
immediatamente circondati da rough altissimi, mentre i green vengono
tenuti duri e velocissimi. Questo, insieme al fatto che vengono
scelti per la competizione campi già di per sé difficilissimi
fa sì che i punteggi con cui si vince lo US Open siano sempre
molto alti e che siano pochissimi (se non nessuno) i giocatori che
concludono i quattro giri al di sotto del par. Le polemiche a tal
riguardo si rinnovano di anno in anno, sia da parte dei giocatori
che non mancano di criticare puntualmente le scelte della USGA,
sia da parte della stampa che ritiene che la preparazione dei campi
per lo US Open non favorisca lo spettacolo. Peraltro bisogna rendere
conto alla USGA che assistere ai campioni giocare i condizioni estreme
non è affatto privo di interesse, e che l'albo d'oro dello
US Open è di tutto rispetto. E' proprio in uno dei campi
più difficili preparati dalla USGA poi (Pebble Beach nel
2000), che il più forte giocatore del momento, Tiger Woods,
ha avuto modo di esprimere al meglio il divario che lo separa dagli
altri, vincendo con il distacco sbalorditivo di 15 colpi, conducendo
una cavalcata trionfale sostanzialmente identica alla sua vittoria
nel Masters del 1997, dove la preparazione del campo è diametralmente
opposta a quella praticata per lo US Open.Oltre ai giocatori provenienti
dalle qualificazioni, sono ammessi allo US Open i primi 50 giocatori
della classifica mondiale, i primi 15 della classifica europea dell'anno
precedente, i vincitori del Masters ed i primi due giocatori della
classifica europea dell'anno in corso. Contrariamente a quanto accade
nel Masters, lo US Open è un torneo poco favorevole ai giocatori
europei, giocandosi su campi molto diversi dai campi europei.
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Uno dei
colpi più famosi della storia dello US Open e del golf: Tom
Watson imbuca il chip per il birdie alla 17 di Pebble Beach, nell'ultimo
giro dello US Open del 1982, volgendo in suo favore il testa a testa
con Jack Nicklaus, da Golf
Digest, giugno 2000 |
Conferma
questa tendenza la serie negativa di risultati ottenunta dal nostro
Costantino Rocca nei tre US Open disputati. Pur avendo ottenuto ottimi
risultati su campi americani, come ad Oak Hills nella Ryder Cup del
1995 o nel Masters, il giocatore italiano ha collezionato allo US
Open solo due tagli mancati ed un 69° posto.Nato nel 1895, lo
US Open è diventato maturo con il drammatico play off del 1914
dove lo sconosciuto dilettante Francis Ouimet sconfisse le stelle
Harry Vardon e Ted Ray in quella che è tuttora considerata
una delle più avvincenti partite di golf della storia. A questa
partita memorabile seguì di pochi anni l'esplosione di Gene
Sarazen e Bobby Jones nel 1922. Sarazen e Jones furono i primi alfieri
del golf moderno capaci di attirare le grandi masse e di segnare,
con attrezzature ben diverse da quelle odierne, score sostanzialmente
analoghi a quelli che segnano i campioni di oggi sugli stessi campi.
Se Sarazen passò alla storia con il suo albatross nel Masters
del 1935, Jones vinse l'Open del 1923 giocando un leggendario ferro
2 dal rough sopra l'acqua per vincere il play off. La storia dello
US Open vede poi gli infruttuosi tentativi di Sam Snead, che non riuscì
mai a vincere il torneo, arrivando secondo quattro volte, protagonista
di una rincorsa che ricorda per certi versi la rincorsa, altrettanto
infruttuosa, di Greg Norman al Masters. Gli anni '50 vedono il dominio
di Ben Hogan che vince il torneo quattro volte regalando la quinta
vittoria a Cary Middlecoff nel 1956, sbagliando un putt da 40 centimetri.
Retief Goosen cercherà di emularlo 45 anni dopo, mancando il
putt per la vittoria da 60 cm. ma vincendo poi il play off. Nel 1960
vince Arnold Palmer, seguito da Jack Nicklaus, allora ventenne, non
ancora passato al professionismo, che segnò con 282 colpi quello
che è tuttora il più basso score per un dilettante.
Due anni dopo è Nicklaus a prevalere su Palmer. Sono questi
due giocatori insieme a Lee Trevino e Gary Player ad aver dato vito
ai più bei duelli della storia dell'Open e del golf in generale,
per i 15 anni a venire. Nel 1964 vinse Ken Venturi nonostante una
grave disidratazione che spinse i medici a sconsigliarlo dallo scendere
in campo. L'edizione del 1975 andò a Jerry Pate che vinse grazie
ad un altro colpo memorabile, un ferro 5 giocato sopra l'acqua seguito
da un tuffo per festeggiare la vittoria.
Ma il colpo più memorabile della storia dell'Open, oltre che
uno dei colpi più memorabili della storia del golf, è
il chip imbucato da Tom Watson da un rough impossibile verso un green
in discesa, alla buca 17 di Pebble Beach, durante l'ultimo giro dell'edizione
1982, con il quale Watson volse in suo favore il bellissimo duello
con Jack Nicklaus. Fu l'ultimo acuto di Jack Nicklaus allo US Open
e su questo colpo sono stati scritti fiumi di inchiostro, al punto
che Watson, uno dei più grandi golfisti di tutti i tempi è
ricordato più per il suo chip che per il suo straordinario
palmares. Ancora nel giugno 2000, Golf
Digest, la più importante rivista di golf, dedicava due
pagine a questo colpo ed alla sua cronaca, riportando anche il dialogo
tra Watson ed il suo caddie prima di giocare il colpo: "Get it
close", "Get it close? Hell! I'm going to sink it!".
Jack Nicklaus ha partecipato a 44 edizioni dello US Open, passando
il taglio in 35 edizioni. Nel corso dell'ultima edizione a Pebble
Beach nel 2000, ricevette un'ovazione lungo tutte le buche finali,
che raggiunse il culmine quando "l'Orso d'Oro" prese il
green della 18 in due colpi, per poi teminare la buca, però,
con tre putt.Lo US Open è sempre ospitato da campi pubblici,
tra i più celebri dei quali si possono ricordare l'Olympic
di San Francisco, Pebble
Beach, Baltusrol,
Shinnecock Hills, Oakmont,
Oakland Hills, Oak
Hill e Pinehurst
n.2, disegnato da Donald Ross, che può vantare insieme
all'Augusta National alcuni dei green più difficili al mondo. |
Vedi
anche:
Sito ufficiale dello
US Open
Lo
US Open su Golfitaly.com
The
US Open Golf Championship su Golfeurope.com |
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