| |
|
Il gioco corto
Il gioco corto è quella parte del gioco dove
si mette a frutto, o si rovina, quanto di buono si è fatto
per avvicinarsi alla buca nel minor numero di colpi possibile.
Man mano che ci si avvicina al green il gioco diventa una questione
di centimetri, anziché di metri o di decine di metri. Un buon
giocatore non impiega mai più di tre colpi per portare la palla
in buca quando arriva a meno di 100 metri dal green, spesso e volentieri
due colpi (o uno) sono sufficienti. Se si tiene conto che la buca
ha un diametro di appena 10,8 cm. (poco più del doppio del
diametro della palla), l'impresa suona come impossibile, come giocare
a biliardo su un campo da calcio (e per di più in pendenza).
La constatazione del fatto che l'impresa non è impossibile
è uno dei fattori che contribuiscono a stregare i neofiti.
"Si - può - fare!" diceva qualcuno. Ma è necessaria
grande abilità. Basta un attimo di distrazione e si possono
lasciare in 30 metri il doppio dei colpi che sono stati necessari
a percorrere centinaia di metri. Tanto più che è proprio
vicino al green che gli architetti si divertono a disseminare con
generosità la maggior parte delle trappole. In questa parte
del gioco assumono il sopravvento alcune caratteristiche che sono
meno importanti nel gioco lungo: tocco, sensibilità, esperienza,
fantasia e carattere. L'esperienza è fondamentale per sapere
esattamente quanta forza bisogna dare alla palla per fare 32 piuttosto
che 38 metri, per intuire con esattezza in che modo la pendenza del
green influirà sul rotolamento della palla, per scegliere tra
un colpo alto e soffice o un colpo basso ed aggressivo, e per interpretare
tutte le condizioni ambientali che, quando il gioco diventa questione
di centimetri, assumono particolare importanza: in che misura un rough
duro causerà la chiusura della faccia del ferro in un approccio
da bordo green? |
Phil
Mickelson, da Golf News, 15 marzo - 15 aprile 1997
|
| Quanto bisogna
tenere in considerazione la sabbia bagnata in un'uscita dal bunker?
Il tocco e la sensibilità sono necessari per manovrare la palla
come un giocoliere, a seconda delle esigenze: sono ovviamente necessari
nel putt, tanto più sui green duri, dove un grammo di forza
in più fa scappare via la palla per metri e metri, sono necessari
dal bunker dove bisogna applicare abbastanza forza per sollevare la
palla dalla sabbia, ma non troppa per non volare il green o troppo
poca per non restare in bunker, sono necessari in tutti i colpi d'approccio.
Intuito, fantasia ed esperienza sono necessari non solo per prevedere
il comportamento della palla sulle pendenze del terreno che dovrà
percorrere per raggiungere la buca, ma anche per inventarsi colpi,
anche poco ortodossi, dove ogni strada sembra chiusa. Il carattere,
o fattore psicologico come lo chiamano alcuni, poi è l'elemento
più importante. L'imperativo di non giocare mai più
di due putt su un singolo green, l'obbligo di concludere la buca in
non più di due colpi dalla breve distanza, pesano come la spada
di Damocle. La consapevolezza dei danni che si possono fare sbagliando
un putt o un approccio portano spesso ad irrigidirsi con risultati
disastrosi. E quando si comincia a sbagliare un putt o un approccio,
si entra in un circolo vizioso in cui si perde progressivamente fiducia
con risultati progressivamente peggiori. L'errore di gran lunga più
frequente a cui si assiste sui campi da golf sono i putt sbagliati
da un metro, frutto delle più innominabili fobie. Nel momento
in cui si comincia a pensare ai possibili errori che si potrebbero
commettere è il momento in cui ci si preclude ogni possibilità
di vittoria. Per contro un giocatore convinto di imbucare nel momento
in cui si mette sulla palla, il più delle volte imbuca. |
|
|
|
|
|